Alessia's ideas

Una socievole società sociale

E forse le altre con le loro nuove casette in affitto e pargoletti non desiderati avranno pure trovato la loro felicità. Lo Zen. Io da parer mio non trovo altro di più appagante che ascoltare una bella canzone. 

Se il genere umano dovesse contare su di me… si sarebbe già istinto. 

Io sono una di quelle migliaia di formichine che passano tutto il loro tempo a lavorare. Che poi lavoro senza retribuzione e un altro paio di maniche. Ma lavoro. Amo così tanto la società che ne ho capito il funzionamento. E ho capito così bene il funzionamento che ho deciso di non farne parte, o farne parte solo a metà.

La metà sana. Quella che giudica razionalmente l’impresa di vivere. Che ogni mattina cerca di costruire per la mattina successiva. E dopo un anno o dieci, deve, e dico deve, aver raggiunto qualcosa.

Perché poi in fondo ci hanno insegnato che si lavora per denaro. Ci hanno insegnato sì… ma chi?

Si lavora per il piacere di lavorare! Ogni volta che torno a casa, dopo una bella giornata di produttività mi dico sempre: “e anche oggi è fatta! Anche oggi ho dato il mio piccolo contributo al mondo.” E se anche ho reso una sola ed una soltanto di persona Felice, con quel caffè servito, con quel piccolo sconto battuto, con quella frase ironica fatta prima della prenotazione (e sono le piccole cose queste) io torno a casa Felice.

Purtroppo dove vivo io si lavora solo per soldi, e mai un sorriso, mai una soddisfazione, mai giustizia. Il Paese dove vivo io non è società. Non è sociale e né tanto meno socievole. Lo Stato dove vivo io fa proprio schifo. L’unico precedente per il mio Posto è l’Olimpo.

La mia casa è l’Italia. E tanto più amo la società tanto più odio l’Italia. Che peggior cosa fra tutte butta fumo negli occhi alla gente parlando di un territorio bellissimo che in realtà non si vede sommerso dall’immondizia, di una cultura storica che è solo storia, di un’industria… vedi cultura; tutto immobile a più di cent’anni fa.

Lo stato è composto esclusivamente da queste tre caratteristiche in fondo: la bellezza, la cultura e l’arte dell’industria. E le abbiamo distrutte tutte e tre. E non ci rimangono altre parole se non: che schifo.

Peccato. Poteva esser migliore, non l’epoca, ma la combriccola di italiani che tutti i giorni combriccolando va. 

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