Alessia's ideas

Il regalo di Natale

La gente ha perso il senso dell’augurio. La gente ha perso il senso di troppe cose ormai, ma gli auguri cazz!

Dare o fare gli auguri è l’Occasione che non hai mai durante il corso dell’anno. Ad esempio, di stringere la mano al tuo vicino di casa o al salumiere dell’alimentari da cui ti servi quotidianamente, oppure è l’occasione per abbracciare un amico che non vedevi da tempo, magari tornato al paese solo nel momento delle feste. Altro ancora, far gli auguri è l’occasione per prendersi quei maledetti 5 minuti che non si trovano mai, per fare una bella chiacchierata, con calma, di quelle in una sala da te, con l’amica che senti solo di sfuggita con veloci messaggi e lunghe telefonate.

Eppure la gente si sente obbligata e costretta, ed infelice forse, all’augurio. E fa stupidi regali, senza strette di mano o abbracci, dà degli aridi auguri magari per messaggio, o mentre attraversa la strada correndo. Gente dico io, che abita nel tuo quartiere, o peggio accanto alla tua porta. Gente che non ha scuse in verità per non prendersi quei 5 minuti, ma se ne inventa tra le più strampalate. E tu rimani da solo, nella tua stanza, con uno stupido regalo in mano, che non dice niente di più di quello che è, che non chiacchiera, che non ti abbraccia, non ti sorride o piange, non condivide nulla, non ti arricchisce, non ti dona nulla. E così finisce inevitabilmente in un cassetto, per poi tirarlo fuori dopo 10 anni e chiedersi: “e questo che ci fa qua? Sarà un regalo di chissà chi. Via nella pattumiera!”

Scordato nel tempo. Svuotato di valore. Quel valore, che non per colpa sua, ma non gli è mai stato attribuito.

Perché in fondo mi importa poco questo: il regalo, punto.

Vi racconto giusto un piccolo aneddoto; ricordo ancora il profumo del Natale di 20 anni fa. Ricordo il sapore, le risate, i giochi del Natale di 20 anni fa. Perché le emozioni e i sentimenti non stanno lì a contare gli anni che passano, quelli rimangono indelebili nella tua memoria. E se un oggetto di quei momenti si funge foto ed immortala quelle sensazioni provate ben venga. Ma se l’oggetto tale rimane, allora mi sento di dover dare un consiglio alla gente di cui sopra: per il prossimo anno son ben felice di ricevere un torta al posto dell’oggetto, o un pacco di zucchero o di farina che costan pure poco. Qualcosa di deperibile insomma, che non occupa spazio e che non inquina il mondo.

Scusate se sono stata un po’ troppo seria con le mie parole; ma son convinta che già la vita è dura se va liscia come l’olio, poi ci mettiamo pure queste inezie di mezzo, che occupano solo spazio nei cassetti. O sui mobili. Invece di pensare agli abbracci. Di abbracci non mi pare sia mai morto nessuno, ma la solitudine dagli abbracci e lontana dalle parole sì che fa male…

Beati loro, penso e passo, loro beati, che credon di esser immortali.

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