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I vostri sogni -4-

Il superficiale splendore del Tevere e la sua intima cupezza; la nebbia che nasconde antiche cupole e campanili e smussa i contorni degli alberi che giocano col vento in intime danze di segreti chiaroscuri: antichi suoni e feste si configurano mutevoli – effimera esistenza – nei gorghi spumosi mentre volte di altezze estreme si maculano di contaminate lattescenze. Il fascino di Roma e il suo rumore incessante, quel contrasto affascinante tra il silenzio di morte dei suoi monumenti in rovina e il rumore, così denso e pieno, della vita moderna, disordinata nella sua presunta utilità. Nel caos si annullano ricordi e sensazioni lontane; solo il presente vive, prolungando indefinitamente la sua vita effimera nel nulla di un futuro che tarda a venire. Vago tra volti senza storia, pallida immagine di esseri pensanti che seguono razionalità che li trascendono, razionalità della folla, ragione della massa. Il nulla del presente, come nebbia nelle mattine invernali, sale dalle menti in disfacimento e combatte, incessante, con i miei ricordi, quei pochi attimi che l’oblio non ha ancora tramutato in polvere. Tra le nebbie del Tevere, che il sole pomeridiano vena di polverose fluorescenze, nascono immagini di giorni che più non ricordo, nascoste dalla frenesia e dall’abitudine, confuse nello spazio e nel tempo indefiniti che furono una volta e di cui rimangono solo vaghe immagini di volti, ricordi di mani e di inflessioni di voce. Sorgono nella notte del mio pensiero, si prolungano, vincono le mie naturali resistenze, quell’inconscio bisogno di non ricordare per non soffrire, si ergono imponenti nella memoria e cadono, come castelli di sabbia, vinte da improvvisi riflussi della realtà che mi risveglia riportandomi al giorno. Ricordo un volto, giovane, no, rugoso (ma forse ero io a vedere tutto giovane e bello allora, nei primi anni della mia infanzia), bello di un sorriso solare che possedevo completamente, che solo a me era dedicato, in un tiepido giorno di primavera. Il volto si trasforma, assume forme diverse; i caratteri si sovrappongono, mutano colore; si definisce un intenso odore di dopobarba; vi si accostano delle formiche… formiche che incessantemente corrono sulla strada di un colore bianco sporco…e quel volto, invisibile ma di cui si intuisce netta la presenza, sempre accanto eppure di una consistenza diafana, poco più che un fuoco fatuo. fiume, tevere, roma, san pietro, notte, città illuminata, roma di sera, veduta di roma notturnaLe formiche… e il tempo che passa leggero sui mie capelli da bambino, neri e lisci, scomponendoli solo lievemente e lasciandomi indifferente alle sue tentazioni e alla sua bellezza vegliarda…e una sensazione di piena pace, di serenità familiare…forse promana da quel volto, così distante ma che sembra essere, forse solo in un vago riflesso del colore degli occhi, parte del mio. Nasce e si nasconde la sua immagine con i flussi e i riflussi dell’onda che seguo con gli occhi assenti sul ponte. La sua figura si netta, si pulisce di tutta una serie di costruzioni difensive che il mio carattere, troppo sensibile, ha permesso alla mia mente di usare. Crollano alte mura; un paesaggio perduto si dispiega, netto e denso, vero – finalmente – ai miei occhi non più abituati a luci così abbaglianti. Vago tra rovine sconosciute della memoria, frammenti di mura sconfitte dall’edera ormai rosseggiante d’autunno; vago tra le tombe dei ricordi: anche i nomi sulla lapide sono consunti e solo poche lettere identificano un pallido residuo della vita che una volta fu. Mi sveglia il gracchiare di un corvo…e un intenso odore di comignoli risveglia l’antico padrone di quel mondo che più non è. Le macerie si destano a nuova vita, riprendono gli antichi splendori, pur in una luce nuova, diversa da quella che fu loro propria ai tempi della loro vera vita: solo un riflesso delle vite che le videro, dei piedi che le calpestarono, dei sorrisi che lambirono i loro angolo smussati; luce spettrale di luna, non di sole pomeridiano, ombre lunghe e tristi che, loro malgrado, si risvegliano nella notte. Ma già sorge il Signore di quel mondo, unico padrone su un trono di polvere che già lo vide cadere. Il corpo, già definito, manca solo del suo principale carattere identificativo: il volto, ancora nebbioso, avvolto da dense brume che già diradano, lasciano il passo ad un radente volo di rondine che lambisce l’acqua del fiume e torna in alto, recando con se profumi lontani da abissi perduti. Un forte odore di morte si nasconde tra i crisantemi di una fioraia ambulante che attraversa la strada e mi sfiora lasciando cadere due petali di un rosso sanguigno cupo: la morte viene a visitarmi in forme insolite, dolci, anelate. La morte…e la figura di mio nonno: lo vedo sorgere tra i ruderi del tempo; prepotente, imponente uccidere barriere di ricordi che avevo creato per dimenticarmi di pensarlo così spesso. Sostenerne il peso è arduo: ho perso l’abitudine…lascio che si perda, ancora una volta, tra i rumori e il paesaggio che la velocità del treno consuma e dimentica…

ANTONIO

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2 thoughts on “I vostri sogni -4-

  1. Parto proprio domani per Roma… ma niente nostalgia o vecchi ricordi. Solo l’incredibile voglia di amare!
    Ti ringrazio molto Antonio. Dopo un bel pò di mesi ci voleva proprio un altro tuo intervento! 😉
    Spero a prestooo!!! 😉

  2. PS: se riesci a ribeccarla, lasciami la data! Facciamo le cose per bene qui!! hihihi
    PPS: “Il fascino di Roma e il suo rumore incessante […]” è una frase molto suggestiva. 😉

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